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9 ott 2011

Ma pompea no.

Premessa ipotetica:

Accendere il computer, andare ad accendere l'acqua della doccia, ritirare subito la mano per paura di congelarsi per il ghiaccio che esce dall'erogatore d'acqua: dare un nome a cose di cui ignori totalmente il nome. Uscire dal bagno, digitare la password per computer, avviare Safari, chiudere un occhio, cercare quella canzone, ci siamo.

Più o meno quello che succede ogni sera, tutte le volte che affetti una mela avvolta in un pezzo di scottex davanti allo schermo invitante dell'ispiratore. Fare fuori un seme, sputare a terra un pezzo di sorriso, friggere il tuo cervello nel brodo delle tue insistenze, stupide idee che violano il tuo contegno, perdere il contegno. Sollevarsi da terra dopo aver respirato un po' di sale, mare dentro le mie unghie. Ruote di sudore arrostiscono il tuo libero mercato di buoni propositi: mangia di più, salta la merenda. Chiedi una fettadimelabelladura, chiudi il frigorifero, vaghi per casa alle 01.13 a cercare il piatto forte che renderà la tua serata finalmente migliore. Le lancette elettroniche fanno scorrere in silenzio il tempo dal tuo schermo che luccica, fuochi di calabroni sfamano il loro appetito sul puzzo del tuo corpo: casa invasa dalle mosche. M'han detto che una rondine non fa primavera, mi dicono di guardare avanti, davanti, oltre a ora. Pensare al futuro ben fissato, e voglio guardare e riuscire a vedere quella sicurezza di qui tutti parlano. Tonfo sul cesso, caduta di massi dal cielo, spostati un po' più in là, in attesa del prossimo paio di scarpe da poter distruggere, dritto fino alla formula matematica che dovrebbe darti felicità. Preparati a lottare la razionalità ingegneristica imposta, forse perché razionale lo sei sempre stato ma non vuoi dirlo su un'autostrada di facce familiari.

By Me

Ora:9ottobre2011

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